🧠✨ Longevità mentale e come mantenere la nostra mente giovane

Alley hoop di Doncic durante l’incontro dei Lakers contro i Pellicans. Si alza in cielo LeBron, testa vicino al ferro e schiaccia in modo prepotente (vedi foto, ricordo che il canestro è situato a 305 cm dal terreno).

Tutto normale?

Ni.

LeBron James in elevazione vicino al ferro durante un'azione NBA

Piccolo dettaglio: LeBron James è nato nel 1984 nel momento che scrivo ha 42 anni.

A questo aggiungiamo che il basket NBA è uno degli sport più fisici del pianeta. Questo ci fa capire come la longevità umana stia facendo passi da gigante. Va detto che LeBron spende circa 1,5 milioni di dollari all’anno per la manutenzione e la gestione del proprio corpo.

Ma se il corpo può durare a lungo, come siamo messi con il muscolo della mente?

Per chi svolge lavori “intellettuali”, la materia grigia è quella da preservare più a lungo. Personalmente sto cercando di capire come preservare e far funzionare al meglio i miei due neuroni🤪 come abilitatori di scoperta. Un po’ come il viaggiatore che, per esplorare quanti più luoghi possibile, deve conoscere e prendersi cura del motore della propria auto.

Il cervello non ha un’età fissa: ha l’età che gli permetti di avere.

Neuroplasticità: il cervello resta allenabile

Per molto tempo ci hanno raccontato una storia triste: l’invecchiamento cerebrale come destino inevitabile, una lenta discesa. Oggi le neuroscienze hanno riscritto il copione. Il cervello è un sistema dinamico, capace di adattarsi e riorganizzarsi per tutta la vita. Questa capacità ha un nome: neuroplasticità.

Illustrazione del cervello e delle connessioni neurali che rappresenta la neuroplasticità

In pratica significa che puoi creare nuove connessioni, rinforzare quelle utili e ridurre quelle che ti portano fuori strada. Non è magia, è allenamento: proprio come in palestra, solo che qui l’attrezzo è l’esperienza.

Sfatare un mito: nascono neuroni anche da adulti

C'era un vecchio dogma scientifico che sosteneva che, raggiunta l'età adulta, la produzione di nuovi neuroni si fermasse. Le ricerche attuali hanno demolito questa idea.

Il cervello umano continua a generare nuovi neuroni nell'ippocampo, la centralina della memoria e dell'apprendimento, anche oltre i 70 anni. Sono state individuate cellule progenitrici neurali persino in cervelli di 78 anni. Questi "nuovi nati" sono cruciali per la separazione dei pattern, ovvero quella capacità fine che ci permette di distinguere ricordi simili tra loro ed evitare la confusione mentale.

Non è un organo che smette di crescere; è un giardino che continua a fiorire, se innaffiato correttamente.

Il tuo capitale mentale: riserva cognitiva

Hai mai visto persone lucide e curiose anche con tanti anni sulle spalle? Spesso il motivo è la riserva cognitiva, un ammortizzatore costruito nel tempo. Non è solo genetica: si crea con abitudini e contesto.

  • Complessità: studio e lavori stimolanti aumentano la ricchezza delle connessioni.
  • Novità: imparare qualcosa di difficile costringe il cervello a creare nuovi circuiti.
  • Socialità: relazioni e confronto riducono stress e isolamento, che invece spengono la mente.

Una scorciatoia utile: non scegliere attività “facili”. Scegli attività che ti fanno sentire goffo all’inizio, perché è lì che stai costruendo circuiti nuovi.

Il turno di notte: le pulizie mentre dormi

Tra le scoperte più interessanti degli ultimi anni c’è il sistema glimfatico, una sorta di lavatrice del cervello. Durante il sonno profondo, il liquido cerebrospinale aiuta a rimuovere scorie metaboliche che si accumulano durante la giornata.

Persona che dorme, concetto di riposo profondo e pulizia cerebrale

Mini hack: alcuni studi suggeriscono che dormire sul fianco possa favorire il drenaggio rispetto alla posizione supina. Se ti viene naturale, può valere la pena provarci.

Dieta e movimento: fertilizzanti per i neuroni

Ciò che mangi e quanto ti muovi inviano segnali concreti al corpo e al cervello. Una dieta in stile mediterraneo, ricca di alimenti vegetali e grassi “buoni”, e un apporto adeguato di omega 3 sono spesso citati come supporto alla salute neuronale.

Ma il vero acceleratore è l’esercizio fisico, soprattutto aerobico. L’attività regolare stimola la produzione di BDNF, un fattore neurotrofico che aiuta a proteggere i neuroni e a sostenere l’apprendimento.

Routine semplice: camminata veloce o bici 30 minuti, 3-4 volte a settimana, più 10 minuti al giorno di apprendimento “nuovo e difficile”. La costanza batte l’intensità sporadica.

Frontiere della longevità: molecole e tecnologia

Oltre allo stile di vita, la ricerca esplora anche interventi più diretti sui meccanismi cellulari dell’invecchiamento e sulla modulazione dell’attività cerebrale.

  • NMN e NAD+: con l’età i livelli di NAD+ tendono a scendere e si studiano precursori come NMN per supportare il metabolismo energetico.
  • Senolitici: sostanze come la quercetina sono investigate per il loro possibile ruolo sul carico di cellule senescenti e sull’infiammazione.
  • tDCS e TMS: tecniche non invasive già usate in ambito clinico per modulare l’eccitabilità neurale, con applicazioni che vanno oltre la fantascienza.

Nota importante: integrazione e stimolazione cerebrale non sono giocattoli. Prima di qualunque scelta concreta serve il parere di un professionista sanitario e un inquadramento clinico serio.

Un esempio di vitalità intellettuale

Quando parliamo di mente “senza età”, vale la pena ricordare anche chi continua a divulgare e ragionare con lucidità per decenni. La longevità mentale non è solo performance, è capacità di restare curiosi, rigorosi e aperti al cambiamento.

Silvio Garattini in studio televisivo, esempio di vitalità intellettuale

Nella foto in alto il Professore Silvio Garattini ospite della trasmissione Che Tempo che Fa. Mi ha colpito vedere un arzillo 97enne con una lucidità mentale che io non ho nemmeno dopo tre tazze di caffè🤪.

Quindi, quando il buon Silvio parla di salute e longevità, vale la pena ascoltarlo, non fosse altro per capire come sia arrivato a questa età in questo modo.

Garattini dice che solo il 20% dipende dalla genetica, mentre tutto il resto dipende dallo stile di vita.

Per questo motivo sostiene, a ragione, che occorre creare un’educazione alla salute e alla longevità già dalle scuole, lavorando su stili di vita e prevenzione.Questo eviterebbe di rimanere schiavi delle cure farmacologiche e, cosa più importante, di vivere bene anche la terza età. Non solo allungare la linea della vita, ma aumentarne lo spessore.

Mi ha colpito l’affermazione netta di Garattini a Che Tempo che Fa sull’alcol: fa male, punto. È cancerogeno in qualsiasi forma. Fazio provava a ridimensionare, e mi rendo conto che per il mercato italiano del vino questa sia una grande minaccia.

Quando definiamo i nostri obiettivi personali penso che si debba partire proprio da quelli associati alla salute. Dico una banalità, ma se stiamo male, se non abbiamo forze ed energie, sarà difficile raggiungere qualsiasi obiettivo.

In conclusione

Il messaggio che arriva dai laboratori è chiaro: non siamo spettatori passivi del nostro invecchiamento. Sonno, novità, movimento, alimentazione e, con prudenza, le nuove frontiere della ricerca possono cambiare la traiettoria cognitiva.

Magari non schiacceremo come LeBron. Ma possiamo puntare a neuroni più frizzanti, pronti a risolvere problemi, imparare e creare.


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